AMMNISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Una signora anziana, malata di alzhaimer, rimane vedova, il conto corrente cointestato con il defunto marito viene, a causa del decesso di quest’ultimo, congelato dalla banca che richiede, l’intervento di un “tutore”.

Questa fattispecie ricade nel vasto ambito applicativo dell’Istituto dell’amministrazione di Sostegno: procedimento di Volontaria Giurisdizione che, introdotto dalla L.6/04 e disciplinato dagli art.404 c.c. e seguenti, ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana.

Prima di allora, l’unica possibilità era il ricorso all’interdizione, procedura più grave e radicale che presuppone l’incapacità totale di agire. Invece, la ratio dell’Istituto dell’ADS  è ravvisabile proprio nell’esigenza di tutela, per la gestioni di rapporti personali e patrimoniali, di persone affette da disturbi psichici e/o fisici che pregiudicano in modo più o meno grave, ma senza degradare nell’incapacità totale, la gestione della propria quotidianità.

La domanda viene introdotta con ricorso, da depositarsi presso il Tribunale nel cui circondario è residente l’amministrando.

La domanda può essere presentata dallo stesso amministrando, ovvero da un congiunto ed anche dal pubblico ministero, deve contenere le generalità della parte, le ragioni (condizione fisica e/o psichica) che legittimano e giustificano il provvedimento.

Il Giudice emette il decreto di fissazione dell’udienza che deve essere notificato all’interessato (a pena di nullità, atteso che l’amministrando è l’ “unica parte necessaria” – insieme al PM – del procedimento) ed ai parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo grado. Tuttavia, posto che il procedimento è ispirato a criteri di elasticità e speditezza e che i parenti ed affini non sono parti necessarie del procedimento, si è consolidata una prassi per cui in luogo delle notifiche ex art.713 cpc è possibile depositare delle dichiarazione di adesione, unitamente a copia del documento di identità, sottoscritte dai potenziali destinatari della ridetta notifica.

L’amministrando potrebbe, proprio per le menomazioni psico fisiche che determinano la procedura, non essere in grado di presentarsi in tribunale per l’udienza di comparizione; in questo caso sarà il Giudice che disporrà le necessarie verifiche sulle reali condizioni. La nomina potrà contenere eventuali procedimenti urgenti, adottati anche d’ufficio nell’interesse dell’amministrando, deve specificare la durata e l’oggetto dell’incarico, le spese saranno proporzionate alle risorse economiche e comunque oggetto di rendicontazione. Generalmente l’ADS è il coniuge, ovvero un figlio/genitore dell’interessato; la Legge, sul punto, non pone alcun vincolo, né criterio preferenziale. Trattandosi di un incarico gratuito, generalmente incombe al congiunto più vicino all’interessato, tuttavia in particolare casi il Giudice potrebbe anche nominare soggetti esterni all’ambito strettamente familiare.                                                                                L’ufficio dell’amministrazione di sostegno è gratuito; in alcuni casi, tuttavia, considerata l’entità del patrimonio amministrato e le difficoltà nello svolgimento dell’attività, il giudice tutelare può assegnare un’equa indennità o consentire che la gestione e la cura del beneficiato si svolgano con la collaborazione di persone stipendiate del cui operato risponde comunque l’AdS. La nomina di ADS, e l’eventuale revoca,  può essere prevista, in vista di propria futura incapacità, anche mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata ed ancora con testamento è possibile nominare l’ADS del proprio figlio. La designazione fatta con atto pubblico è vincolante per il giudice tutelare, il quale può disattenderla solo ove ricorrano gravi motivi. Il decreto di nomina specifica gli atti che possono essere compiuti e quelli che rientrano nella capacità dell’amministrato; laddove l’ADS si dovesse allontanare dagli interessi del beneficiario, l’incarico potrebbe essere revocato, ovvero cessare anche d’ufficio quando il GT riscontrasse l’inidoneità dell’Istituto alla tutela del beneficiario e promuovere giudizio di interdizione on inabilitazione; ed ancora gli atti compiuti in violazione della legge essere annullati nel termine di prescrizione di 5 anni su richiesta degli interessati.

Aprilia novembre 2018

Avv.Felice Sibilla

info@studiolegalesibilla.it