AUTOVELOX: opposizione alla sanzione al Codice Della Strada

L’autovelox – ovvero l’incubo di tutti gli automobilisti, che fotografa ed accerta l’eccesso di velocità, costituendo fonte probatoria della conseguente sanzione amministrativa che varia da €.41,00 fino ad oltre €.3.000,00 (dipende dalla strada, e dall’entità della violazione) a cui si aggiunge la sanzione accessoria della detrazione dei punti della patente – è stato da sempre nell’occhio del ciclone. La finalità cui lo stesso è destinata è legittima ed indiscutibile: ovvero prevenire e ridurre gli incidenti stradali. Tuttavia, l’utilizzo in concreto che molte amministrazione ne hanno fatto negli anni finalizzato “a far cassa” sminuendo la più nobile funzione preventiva, ha alimentato contestazioni ed opposizioni di ogni tipo. La sanzione al Codice della Strada – nel caso specifico, per eccesso di velocità – può essere impugnata, alternativamente, ex art.203 CDS a mezzo racc. A/R innanzi al Prefetto entro 60 giorni, ovvero con ricorso (subordinato al versamento del contributo unificato €.43,00 fino a sanzioni di €.1100,00, ma €.237,00 per sospensione della patente) al Giudice di Pace territorialmente competente ex art.204 bis CdS, entro 30 giorni. Al Giudice di pace sarà possibile impugnare, l’eventuale ordinanza di rigetto dell’opposizione presentata al Prefetto, con cui quest’ultimo ingiungerà il pagamento nella misura “doppia”.

La notifica della sanzione deve perfezionarsi, ovvero arrivare al destinatario, entro il termine di 90 giorni (150 per i residenti all’estero) dal “fatto” ex Art.201 CDS, pena l’estinzione della sanzione , come stabilito dall’art.14 L.689/81 (GdP Milano, sent. 1189/15). Motivi di impugnazione sono generalmente legati alla legittimità dell’utilizzo dello strumento, specie se la contestazione non è contestuale. In breve, il principio della contestazione immediata è a tutela del diritto di difesa e costituisce la “regola” in un ordinamento giuridico “costituzionalmente orientato”. La violazione di questo principio cardine comporta la nullità della sanzione irrogata, salvo che la deroga non sia autorizzata e giustificati da determinate esigenze che, nel tempo , sono state codificate quali: il pregiudizio della circolazione del traffico, l’incolumità degli agenti operanti ovvero dei soggetti controllati. In questi casi, a pena di nullità, il verbale di contestazione deve riportare le “esigenze” che non hanno permesso la contestazione immediata dell’infrazione e giustificato la contestazione con la tempestiva notifica dello stesso verbale che dovrà specificare, altresì, gli estremi del decreto prefettizio che autorizza l’utilizzo dell’autovelox in quel tratto di strada. Ed ancora, proprio per la finalità “preventiva” l’autovelox deve essere visibile e presegnalato, variabilmente a seconda della tipologia di strada.

Ampia è anche la casistica che concerne le contestazione sul tipo di autovelox e l’eventuale mancanza di omologazione o taratura. Proprio sui questo tipo di censura, recentemente è intervenuta la Cassazione civile, sez. II che, con l’ordinanza 26/09/2018 n° 22889, ha ribadito il principio dell’annullabilità della sanzione elevata con utilizzo dell’autovelox, laddove l’Ente non abbia dato prova non solo dell’originaria taratura dello strumento, ma anche delle successive tarature e controlli.

In buona sostanza, il Giudice di Legittimità pone l’accento sulla inattendibilità metrologica di uno strumento tecnico quale l’autovelox, laddove non sia stata osservata la periodica manutenzione con conseguente pregiudizio della precisione ed affidabilità dello strumento che, come tutti gli strumenti, è soggetto al decadimento ed obsolescenza; per cui se le verifiche periodiche e le tarature non vengono mai effettuate la funzionalità dell’apparecchiatura degrada in un’assoluta incertezza. Tutto questo prende le mosse dalla ratio dell’art. 142 comma 6 del codice della strada vigente, il quale prevede che “per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate, (…) nonché le registrazioni del cronotachigrafo e di documenti relativi ai percorsi autostradali, come precisato nel regolamento.

Pertanto, in conclusione, l’opposizione alla sanzione amministrativa deve essere ovviamente motivata da un vizio sostanziale e/o formale del verbale: pertanto è opportuno conservare la busta contenente il verbale di contestazione per dimostrare in primis la tempestività del proprio ricorso ed al contempo eccepire la nullità della sanzione per tardiva notifica, valutare se procedere con il più economico strumento dell’opposizione al Prefetto, ovvero procedere innanzi all’Autorità Giudiziaria, dove l’Amministrazione, sebbene convenuta, assumere il ruolo di “attore sostanziale” e dovrà fornire la prova della legittimità del proprio operato e fondatezza della contestazione impugnata.