La responsabilità dei consorziati nel Consorzio urbanistico

Una Società che ha svolto lavori per conto di un Consorzio Urbanistico è in causa con quest’ultimo per lavori in parte contestati e non saldati, alcuni consorziati si preoccupano per una loro eventuale responsabilità personale.

L’art.2602 c.c. definisce il Consorzio come il contratto con cui più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese. Da tale definizione si intuisce che non sempre i consorzi sono istituiti con lo scopo prefissato dal legislatore del 1942, ovvero la difesa della concorrenza, ma per perseguire uno scopo mutualistico, aumentare e/o massimizzare il profitto, ottimizzare e ridurre i costi .

L’art. 2603 c.c. è rubricato “forma e contenuto del contratto”; in primis la forma deve essere scritta a pena di nullità, individua gli elementi essenziali del contratto quali: l’’oggetto e la durata; la sede ed il fondo consortile. Quest’ultimo, disciplinato all’art.2614 c.c., è costituito dai contributi dei consorziati e/o dai beni acquisiti con tali contributi. Per tutta la durata del Consorzio il fondo non è divisibile, né aggredibile dai creditori particolari dei singoli consorziati: trattasi di una conseguenza del c.d. “vincolo di destinazione” che ne consente l’utilizzo solo per l’esercizio dell’attività consortile (c.d. Autonomia patrimoniale).

La natura giuridica ed il conseguente regime del Consorzio Urbanistico è discusso in dottrina e giurisprudenza e comunque si differenzia rispetto a quanto sopra detto per il Consorzio in generale.

Il Consorzio urbanistico può essere riconducibile ad un atto di autonomia negoziale tra i proprietari di terreni (non necessariamente imprenditori), siti in un comprensorio, destinato all’insediamento residenziale o turistico, la cui finalità minima consiste nell’urbanizzazione del comprensorio stesso, mediante gli interventi previsti da un apposito piano di lottizzazione e dalla correlativa convenzione stipulata con l’ente pubblico competente. Spesso detti consorzi assumono contenuto più complesso, in quanto essi vengono costituiti non solo per la realizzazione e gestione delle opere e dei servizi di urbanizzazione primaria e/o secondaria, ma anche per la predisposizione e attuazione di discipline urbanistiche minuziose, mediante le quali vengono spesso ad attuarsi forme di vero e proprio autogoverno del territorio.

Dottrina e Giurisprudenza hanno elaborato, nel corso del tempo, diverse teorie in merito alla natura giuridica del consorzio di urbanizzazione: le principali riconducono l’Istituto in commento ad un ente privo di autonomia patrimoniale ed avente natura condominiale; altri muovendo dal vincolo stabile tra più persone propendono per la natura associativa ed ancora c’è chi attribuisce una natura “amorfa” , proprio per le peculiarità dell’Istituto nel quale l’autonomia negoziale delle parti può conoscere la massima estensione e quindi alla variabilità di contenuto corrisponde una variabilità di Istituti richiamati per definirne il regime giuridico.

La Teoria che riconduce alla figura del condominio muove su precise analogie: da un lato il parallelo tra il c.d. condominio verticale ed orizzontale, quindi il riconoscimento della natura di obbligazioni propter rem, ovvero caratterizzate da una stretta inerenza alla res (piuttosto che alla persona), cioè ai lotti edificatori ricompresi nel consorzio ed ai beni messi in comune tra i consorziati per la realizzazione delle opere di urbanizzazione; ed ancora nei consorzi, come nel condominio, l’attività dell’organo di rappresentanza, qualificabile come mandato collettivo, è riferibile direttamente ai singoli consorziati per il valore corrispondente ai singoli lotti rapportati al valore dell’intero comparto.

Una volta riconosciuto che i consorzi di urbanizzazione, in quanto organizzazioni per la realizzazione, manutenzione e gestione di parti comuni funzionali alla valorizzazione di proprietà esclusive (i lotti edificatori o le singole costruzioni), hanno una struttura giuridica analoga a quella del condominio negli edifici e che la dinamica dei rapporti tra compartecipanti e terzi creditori si atteggia in maniera del tutto simile, si può applicare ai consorzi di urbanizzazione la stessa disciplina della responsabilità dei condomini per debiti contratti dall’amministratore di condominio.

Pertanto, alla luce della riforma del condominio – attuata con legge 11 dicembre 2012, n. 220, entrata in vigore il 18 giugno 2013 – estensibile anche ai consorzi di urbanizzazione per le argomentazioni sopra esposte, possiamo concludere stabilendo che  “i creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l’escussione degli altri condomini” (art. 63, comma 2, disp. att., c.c.). Inoltre, è previsto che il creditore ancora non soddisfatto possa richiedere all’amministratore i dati dei morosi (art. 63, comma 1, disp. att. c.c.).

Sulla scorta di quanto precede, possiamo ritenere che il singolo Consorziato che ha effettuato regolarmente il pagamento dei contributi richiesti dall’amministratore non è completamente liberato dalla sua obbligazione poiché può essere chiamato a rispondere della parte di debito di un altro consorziato insolvente, a condizione che il creditore abbia preventivamente escusso il patrimonio del moroso.

Si può quindi concludere che l’attuale disciplina delle obbligazione in tema di consorzio urbanistico – come per la materia condominiale – è informata al principio della parziarietà delle obbligazioni dei singoli partecipanti, che possono essere chiamati a rispondere solamente per la parte di debito che si riferisce alla propria quota millesimale, mentre il sistema di garanzia previsto a favore dei creditori, i quali possono agire nei confronti dei consorziati in regola con i pagamenti solamente dopo l’escussione dei consorziati morosi, integra un obbligo legale di garanzia a tutela dei creditori

Ottobre 2018

Avv. Felice Sibilla