Pensioni e legge Fornero, il punto dell’avvocato Sibilla

La legge Fornero ha bloccato l’aumento delle pensioni per gli anni 2012 e 2013, ovvero l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, per tutti coloro che percepivano dall’Ente previdenziale un importo netto pari a circa 1129,27 mensili, determinato dal cumulo di tutte le pensioni percepite.

Negli anni passati il blocco delle perequazioni aveva riguardato solo le pensioni più alte (importo medio dai 3000,00 in su ovvero oltre sei volte la minima), quando ha colpito le pensioni più basse si è arrivati, attraverso vari ricorsi, al vaglio della Corte Costituzionale che, con sentenza n. 70 del 2015, ne ha dichiarato l’illegittimità nella parte in cui, per gli anni 2012 e 2013, ha limitato la rivalutazione dei trattamenti pensionistici nella misura del 100%, esclusivamente alle pensioni di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS.
A seguito della pronuncia della Corte Costituzionale, i cui effetti sono retroattivi, l’INPS avrebbe dovuto quindi provvedere inderogabilmente ad adeguare le pensioni degli interessati e liquidare gli arretrati dal 2012, maggiorati degli interessi legali. Ovviamente per motivi di bilancio di spesa pubblica così non è stato.

Pertanto, atteso da un lato la portata della decisione della Corte Costituzionale – che ovviamente non poteva essere completamente disattesa – e dall’altro i problemi di spesa pubblica, il Governo ha emanato il Decreto Legge 65/2015, conv. nella legge 17 luglio 2015 n. 109 – anch’esso non esente da censure di costituzionalità – con il quale ha modificato quella parte di legge dichiarata incostituzionale e quindi ristabilendo il principio della perequazione, ma scaglionando la percentuale di adeguamento.

In buona sostanza, per il 2012 e il 2013 saranno rivalutate al 100% le pensioni fino a tre volte il minimo, al 40% quelle tra tre e quattro volte il minimo, al 20% quelle tra quattro e cinque volte il minimo, al 10% infine quelle tra cinque e sei volte il minimo. Per gli assegni complessivamente superiori a sei volte il minimo non ci sarà alcun adeguamento. Inoltre, il Legislatore con la L. 109/2015, ha introdotto all’art.34 co.1° della L. 23.12.1998 n.448, il comma 2 bis, con il quale ha ridotto la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici di importo complessivamente superiore a tre volte il trattamento minimo dell’INPS, nella misura del 20% per gli anni 2014-2015 (Pari all’8%, 4% e 2% di quanto riconosciuto per gli anni 2012-2013) e nella misura del 50% a decorrere dal 2016 (Pari al 20%, 10% e 5% di quanto riconosciuto per gli anni 2012 e 2013).

Sono interessati ad ottenere il ricalcolo della pensione ed il rimborso di quanto non percepito o percepito in minima parte ex Lege 109/2015, tutti coloro che sono andati in pensione prima del 31.12.2011 (per 2 scatti di perequazione automatica) e prima del 31.12.2012 (per 1 solo scatto di perequazione automatica) ed hanno percepito un importo della pensione superiore al triplo della pensione minima, ovvero: Per il 2012: superiore a € 1.405,05 lordi, pari a circa €. 1.088,00 netti; Per il 2013:superiore a €. 1.443,00 lordi, pari a circa €. 1.117,00 netti
La domanda per il pagamento degli arretrati e per l’adeguamento dell’assegno è subordinata ad un termine di prescrizione e, nel caso dell’INPS, ad un termine di decadenza.
Per quanto concerne la prescrizione, secondo alcune circolari INPS – non suffragate dalla giurisprudenza maggioritaria, il termine di 5 anni sarebbe ridotto a tre anni.

In virtù dell’art. 47 DPR 639/70 l’azione giudiziaria nei confronti dell’INPS soggiacerebbe al termine di decadenza di tre anni, ma anche in questo caso è controversa l’applicabilità della norma richiamata alle domande di perequazioni delle pensioni.

Pertanto, in buona sostanza è consigliabile interrompere la prescrizione inviando una espressa diffida per il rimborso e l’adeguamento pensionistico a mezzo racc.A/R all’INPS territorialmente competente e, in caso di mancato accoglimento, procedere giudizialmente entro i tre anni.