PROCEDURA DI SOVRAINDEBITAMENTO: L’ACCORDO E LA LIQUIDAZIONE DEL PATRIMONIO

A conclusione dell’argomentazione aperta lo scorso mese, delineiamo le altre due procedure che, unitamente al Piano del Consumatore, costituiscono gli strumenti previste dalla L3/12 per far fronte a gravi situazioni debitorie: l”accordo del debitore” e la “liquidazione del patrimonio”.

Il requisito oggettivo è, ovviamente, identico: il ricorrente-debitore deve trovarsi in una situazione di sovraindebitamento, inteso come squilibrio momentaneo o definitivo tra il proprio patrimonio/reddito e la propria esposizione debitoria e non devono sussistere le cause di inammissibilità.

Sotto il profilo soggettivo, possono usufruire di queste procedure tutti coloro che si trovino in una situazione debitoria imputabile a ragioni imprenditoriali e/o professionali, laddove per esigenze extra imprenditoriali/professionali si è già sottolineata la esclusività del PDC.

La procedura dell’Accordo si differenzia per alcuni aspetti, tra quelli più evidenti abbiamo: la natura delle obbligazioni che ne legittimano il ricorso,  l’assenza di qualsiasi riferimento alla “meritevolezza” del debitore invece prevista per il PDC, l’omologa dell’accordo è subordinata al consenso di almeno il 60% dei creditori, laddove nel PDC i creditori non votano, ma possono solo promuovere eccezioni relativamente al debito ed ai requisiti per accedere alla procedura;  l’effetto sospensivo automatico con il decreto di fissazione dell’udienza e che rende nulle le azioni esecutive individuali, laddove nel PDC l’effetto sospensivo è subordinato alla valutazione del Giudice (della procedura da sovraindebitamento e/o dell’esecuzione) sulla pregiudizialità dell’esecuzione per il buon esito della procedura.

Attraverso l’accordo, il debitore propone ai creditori la ristrutturazione dei debiti, assicurando il regolare pagamento dei crediti impignorabili, il pagamento anche parziale dei crediti con diritto di prelazione purchè sia assicurato il pagamento nella misura non inferiore a quella realizzabile dal creditore con prelazione in caso di liquidazione,  dilazione di pagamento per crediti costituenti risorse della comunità europea, in caso di continuazione dell’attività il debitore può prevedere una moratoria fino ad un anno dalla data di omologa per i creditori muniti di prelazione.,

Sulla falcidia dell’iva, vi è stata una sentenza del Tribunale di Pistoia del 26.4.17 che – in deroga al senso letterale della Legge, ma in conformità con la ratio della stessa – ritenendo di mutare i principi individuati da alcune sentenze europee (sent. C546/14) in materia fallimentare anche per la procedura di sovraindebitamento – ha riconosciuto la falcidia ( e non la semplice dilazionabilità) anche di queste imposte, purchè sia garantita la percentuale di soddisfazione non inferiore a quella che il creditore ricaverebbe in caso di liquidazione del patrimonio. Quest’aspetto costituisce uno dei nodi cruciali, poichè il diniego della falcidiabilità dell’iva tradisce in qualche modo la ratio della norma, riducendo anche notevolmente l’applicabilità in concreto della procedura.

La circostanza che l’omologa è subordinata al consenso di almeno il 60% dei creditori, rende opportuna la suddivisione dei vari creditori in “classi” secondo determinati criteri, prevedendo una percentuale di soddisfazione ad hoc per ciascuna di esse, variabile a secondo del tipo di credito ed in modo da “garantirsi” il voto favorevole, anche con l’aiuto di finanza esterna.

Il procedimento si svolge secondo gli artt. 737 e ss cpc e si conclude con un provvedimento di omologa ovvero di diniego contro il quale è possibile il reclamo al Tribunale in composizione collegiale

Anche per l’Accordo, come già visto per il PDC, sono disciplinati alcune ipotesi “patologiche” che possono emergere successivamente all’omologa e durante la fase di esecuzione e giustificare l’ “annullamento” (alterazione dolosa o gravemente colposa del passivo, simulazione di attività inesistenti, sottrazione e/o dissimulazione di parte dell’attivo) ovvero la “risoluzione” (inadempimento del debitore, impossibilità sopravvenuta) dell’Accordo.

In ultimo, abbiamo la ”liquidazione del patrimonio” (L.P.), istituto utilizzato anche come parametro per valutare la “convenienza” dell’Accordo e/o del PDC che devono dare risultati non inferiori a quelli che i creditori avrebbero, appunto, in caso di L.P., la cui finalità è l’esdebitazione, ovvero la cancellazione dei debiti rimasti insoluti dalla vendita, attraverso la liquidazione di tutto il patrimonio del debitore.

La L.P. non è solo un’alternativa al PDC ed all’Accordo, ma può esserne una trasformazione al verificarsi di alcune ipotesi patologiche come ad esempio l’annullamento, la revoca la risoluzione dell’accordo.

Anche qui è riconoscibile la natura concorsuale della procedura: ha il connotato dell’universalità investendo – in conformità con il principio di cui all’art.2740 c.c. – tutto il patrimonio del debitore; ha il connotato della generalità riguardando tutti i creditori; ed ha il carattere dell’officiosità atteso che una volta introdotta la domanda la procedura prosegue d’ufficio; vi è l’effetto dello spossessamento; la liquidazione a cura di un organo che cura l’amministrazione dei beni; accertamento passività attraverso istanza di partecipazione dei creditori ed una durata temporale di 4 anni.

I requisiti oggettivi e soggettivi e le cause di inammissibilità sono le medesime dei precedenti istituti, fatte salve le peculiarità del PDC.

L’istanza è del debitore (non può essere dei creditori come nel fallimento), tuttavia ai sensi dell’art.14 quater può essere richiesta anche da ciascun creditore nel caso di annullamento dell’accordo o cessazione degli effetti dell’omologa del piano, o d’ufficio quanto il debitore non esegua entro 90 gg dalle scadenze previste nell’accordo i pagamenti alla P.A. o Enti previdenziali.

La procedura consta di 4 fasi: 1) apertura della procedura con formazione dell’inventario e dell’elenco dei creditori; 2) accertamento del passivo; 3) formazione del passivo; 4) liquidazione dell’attivo;

Come si è accennato, la trattazione di questo delicato argomento si è articolata per sommi capi, cercando di dare alcune informazioni di genere sulle potenzialità della procedura ed i requisiti, chiaramente la decisione di accedere alla procedura di sovraindebitamento e la scelta dello strumento da utilizzare è subordinata ad una attenta e circostanziata valutazione del caso specifico.

Giugno 2018

Avv. Felice Sibilla

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